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Mag
11

Il patrimonio più importante: I COLLABORATORI
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Da un sondaggio effettuato questa primavera su decine e decine di aziende italiane è emersa l’importanza della problematica “gestione del personale” come primo punto di preoccupazione ed attenzione per circa il 45% degli intervistati.
Molti imprenditori si lamentano infatti dei propri collaboratori definendoli “poco qualificati, poco motivati ed affidabili, non responsabili e impreparati”. Commentano anche sostenendo l’assenza di valori e un latente menefreghismo. Eppure, quando gli si chiede dove trovino il maggior aiuto e sostegno in azienda, nuovamente pongono la loro attenzione (questa volta per il 51%) sul personale: “chi mi sostiene di più sono i dirigenti e il personale veramente responsabile, che ha talento tecnico e creativo. La loro professionalità e competenza, assieme alla buona volontà di alcuni”.
Leggendo questi dati ci si potrebbe sentire un po’ confusi, ma in realtà siamo di fronte allo specchio della situazione tipo presente in qualunque azienda.
Ai pochi collaboratori di valore che, con il loro apporto creativo permettono lo sviluppo di tanti progetti ed idee di crescita, si contrappongono gli altrettanto pochi collaboratori veramente deleteri che fermano sia le nuove iniziative che il lavoro quotidiano, con i loro comportamenti assolutamente negativo. In mezzo troviamo la maggior parte dei lavoratori, persone spesso di buona volontà ma con poco coraggio di esprimere le loro idee o di prendersi veramente responsabilità di portare a compimento un incarico per paura di sbagliare. E questi spesso diventano il cruccio del manager…”come faccio a fargli dimostrare il suo valore? Come posso far si che non sia un semplice esecutore?”
Ebbene, dietro a queste domande si nasconde un concetto tanto semplice quanto, a volte, dato così per scontato che viene dimenticato. PRENDENDOSENE CURA!
Molti di voi, sentendo questa affermazione penseranno…”ma come, lo faccio ogni giorno, gli pago lo stipendio, gli offro un buon posto di lavoro…” è vero, ma siamo sicuri sia  questo quello che desiderano?
Cos’è che veramente smuove una persona facendogli tirare fuori il meglio?
Sarò forse banale, ma il farla sentire importante, capace e di valore per la squadra è il sistema migliore. Portare un collaboratore ad ottenere i risultati per cui compie quella funzione è il “trucco migliore”. Come?
Partiamo dall’ABC: quanti di voi la mattina, quando arrivano in azienda si fermano dai loro diretti collaboratori per validare il lavoro fatto e dare una spinta a quello da fare? Voglio sottolineare la parola validare, ossia apprezzare ciò che hanno fatto di buono. So che è molto più facile, soprattutto per chi è capace di fare bene un certo tipo di lavoro (e di solito per l’imprenditore è così), vedere dove quella persona ha sbagliato, salta all’occhio in maniera così evidente…
”com’è mai possibile che non se ne accorga?” ci domandiamo, eppure il nostro collaboratore è lì, fermo per qualche “stupida” ragione per lui insormontabile! Ora, quando scateniamo il nostro criticismo sottolineando con sguardi fermi e severi il nostro disappunto, non stiamo altro che spingendo quella persona sempre più giù per la china del non rispetto per se stesso e, di conseguenza, del lavoro che svolge!
Questo non vuole assolutamente dire che, di fronte ad un errore dobbiamo comunque lodare la persona, sarebbe una follia ed una presa in giro; bisogna però imparare ad osservare cosa ha fatto di buono. Facciamo un esempio: immaginiamo di aver dato incarico alla governante di verificare la qualità della pulizia delle camere. Lei ne ha viste alcune, magari quelle fatte dalla migliore addetta ai piani, ma non ha verificato le altre ragazze. Ci capita di entrare con lei in una stanza e vediamo che non è ben fatta…ora, potremmo infuriarci sottolineando come non ha ben fatto il lavoro oppure, mantenendo un tono veramente sereno, interessarci al come mai sia successo questo, senza nemmeno pensare che sia stato fatto di proposito! “signora Maria, lei di solito è molto attenta nel suo lavoro, cosa può essere successo? – Sarebbe una delle possibili domande corrette che metterebbero la governante in condizione di cercare lei una soluzione, non sentirsi stupida e, soprattutto continuare a sentirsi responsabile dell’ottenimento di un buon risultato. Immaginate quanto sarebbe invece deleterio dirle: “gentile signora, vedo che lei non ha preso a cuore questo lavoro così importante, non posso proprio contare su di lei…” e andarsene irritati. La persona si sentirebbe sicuramente in colpa, cercherebbe di rimediare, ma con uno stato d’animo talmente frustrato che creerebbe ulteriori danni!
Con questo non vogliamo assolutamente trasformarvi in “buonisti che si accontentano” ma darvi una piccola pillola su come tirar fuori il meglio dai vostri collaboratori e…da voi stessi!
Alessandro Scarfò

software gestionale per l'impresaDa un sondaggio effettuato questa primavera su decine e decine di aziende italiane è emersa l’importanza della problematica “gestione del personale” come primo punto di preoccupazione ed attenzione per circa il 45% degli intervistati.

Molti imprenditori si lamentano infatti dei propri collaboratori definendoli “poco qualificati, poco motivati ed affidabili, non responsabili e impreparati”. Commentano anche sostenendo l’assenza di valori e un latente menefreghismo.

Eppure, quando gli si chiede dove trovino il maggior aiuto e sostegno in azienda, nuovamente pongono la loro attenzione (questa volta per il 51%) sul personale: “chi mi sostiene di più sono i dirigenti e il personale veramente responsabile, che ha talento tecnico e creativo. La loro professionalità e competenza, assieme alla buona volontà di alcuni”.

Leggendo questi dati ci si potrebbe sentire un po’ confusi, ma in realtà siamo di fronte allo specchio della situazione tipo presente in qualunque azienda. Ai pochi collaboratori di valore che, con il loro apporto creativo permettono lo sviluppo di tanti progetti ed idee di crescita, si contrappongono gli altrettanto pochi collaboratori veramente deleteri che fermano sia le nuove iniziative che il lavoro quotidiano, con i loro comportamenti assolutamente negativo.

In mezzo troviamo la maggior parte dei lavoratori, persone spesso di buona volontà ma con poco coraggio di esprimere le loro idee o di prendersi veramente responsabilità di portare a compimento un incarico per paura di sbagliare. E questi spesso diventano il cruccio del manager…”come faccio a fargli dimostrare il suo valore? Come posso far si che non sia un semplice esecutore?”

Ebbene, dietro a queste domande si nasconde un concetto tanto semplice quanto, a volte, dato così per scontato che viene dimenticato. PRENDENDOSENE CURA! 

Molti di voi, sentendo questa affermazione penseranno…”ma come, lo faccio ogni giorno, gli pago lo stipendio, gli offro un buon posto di lavoro…” è vero, ma siamo sicuri sia  questo quello che desiderano?

Cos’è che veramente smuove una persona facendogli tirare fuori il meglio? 

Sarò forse banale, ma il farla sentire importante, capace e di valore per la squadra è il sistema migliore. Portare un collaboratore ad ottenere i risultati per cui compie quella funzione è il “trucco migliore”. Come? 

Partiamo dall’ABC: quanti di voi la mattina, quando arrivano in azienda si fermano dai loro diretti collaboratori per validare il lavoro fatto e dare una spinta a quello da fare?

Voglio sottolineare la parola validare, ossia apprezzare ciò che hanno fatto di buono. So che è molto più facile, soprattutto per chi è capace di fare bene un certo tipo di lavoro (e di solito per l’imprenditore è così), vedere dove quella persona ha sbagliato, salta all’occhio in maniera così evidente… ”com’è mai possibile che non se ne accorga?” ci domandiamo, eppure il nostro collaboratore è lì, fermo per qualche “stupida” ragione per lui insormontabile! Ora, quando scateniamo il nostro criticismo sottolineando con sguardi fermi e severi il nostro disappunto, non stiamo altro che spingendo quella persona sempre più giù per la china del non rispetto per se stesso e, di conseguenza, del lavoro che svolge!

Questo non vuole assolutamente dire che, di fronte ad un errore dobbiamo comunque lodare la persona, sarebbe una follia ed una presa in giro; bisogna però imparare ad osservare cosa ha fatto di buono.

Facciamo un esempio: immaginiamo di aver dato incarico alla governante di verificare la qualità della pulizia delle camere. Lei ne ha viste alcune, magari quelle fatte dalla migliore addetta ai piani, ma non ha verificato le altre ragazze. Ci capita di entrare con lei in una stanza e vediamo che non è ben fatta…ora, potremmo infuriarci sottolineando come non ha ben fatto il lavoro oppure, mantenendo un tono veramente sereno, interessarci al come mai sia successo questo, senza nemmeno pensare che sia stato fatto di proposito! “signora Maria, lei di solito è molto attenta nel suo lavoro, cosa può essere successo? – Sarebbe una delle possibili domande corrette che metterebbero la governante in condizione di cercare lei una soluzione, non sentirsi stupida e, soprattutto continuare a sentirsi responsabile dell’ottenimento di un buon risultato.

Immaginate quanto sarebbe invece deleterio dirle: “gentile signora, vedo che lei non ha preso a cuore questo lavoro così importante, non posso proprio contare su di lei…” e andarsene irritati. La persona si sentirebbe sicuramente in colpa, cercherebbe di rimediare, ma con uno stato d’animo talmente frustrato che creerebbe ulteriori danni!

Con questo non vogliamo assolutamente trasformarvi in “buonisti che si accontentano” ma darvi una piccola pillola su come tirar fuori il meglio dai vostri collaboratori e…da voi stessi! 

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Alessandro Scarfò
Direttore Tecnico - Learning School

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