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Ago
30

Groupon perde colpi, LivingSocial ci prova
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realizzazione siti internetÈ un mercato ancora molto instabile quello nato di recente e legato all’acquisto di deal online per usufruire di sconti ed omaggi di vario genere. Un mercato dominato prevalentemente da Groupon e LivingSocial, veri e propri colossi dell’affare lastminute in Rete, i quali hanno vissuto un’estate caratterizzata da andamenti diametralmente opposti: mentre Groupon ha visto un calo del 50% nel numero di visite durante i mesi estivi, infatti, 

LivingSocial ha fatto registrare un incremento del 27%
.

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Le statistiche raccolte da Experian Hitwise riguardano esclusivamente il traffico web generato dai due domini: non rientrano dunque nel conteggio gli accessi effettuati mediante dispositivi mobile o specifiche app. Nonostante il numero di visite ricevute nelle ultime settimane si sia sostanzialmente dimezzato Groupon continua tuttavia a macinare numeri sensibilmente superiori rispetto a quelli del proprio rivale numero uno: il calo del 50% si riferisce infatti al picco registrato nel corso del mese di giugno e, nonostante rispetto ad allora la distanza si sia assottigliata, resta comunque un visibile divario tra le due società.

A dettare questo andamento in direzioni opposte da parte dei due principali nomi del mondo dei coupon potrebbe essere stato l’arrivo di un maggior numero di rivali con i quali fare i conti: il mercato dei deal potrebbe dunque presto vedere un livellamento delle cifre delle parti in gioco grazie all’ingresso sulla scena di nuovi nomi pronti a conquistare gli utenti a colpi di sconti e promozioni, tuffandosi in un ramo dell’e-shopping i cui margini di miglioramento sono ancora piuttosto alti. Un nome altisonante si è invece dileguato: Facebook Deals ha chiuso i battenti nelle ultime ore rinunciando così alla sfida a Groupon a soli 4 mesi dal lancio.

Più in generale l’intero mercato dei deal sembra vivere un periodo di flessione: secondo i dati, infatti, il trend generale del settore starebbe per chiudere la sessione estiva con un segno meno davanti alla cifra relativa alla variazione del numero di visite complessive. Il tutto potrebbe essere giustificato anche dal non facile scenario economico mondiale, con un crescente numero di cittadini che preferisce rinunciare alle offerte proposte da siti come Groupon e LivingSocial per investire in beni di maggiore necessità.

Fonte: Experian Hitwise
Ago
30

Facebook alza bandiera bianca contro Groupon
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realizzazione siti internetFacebook esce dalla sfida con Groupon: il servizio Facebook Deals sarà dismesso nelle prossime settimane, ponendo così fine ad un esperimento durato appena 4 mesi. Al gruppo è bastata una parentesi durata da aprile ad agosto per capire che la strada non avrebbe portato lontano e così, con una mail inviata a Reuters, il team di Zuckerberg ha alzato bandiera bianca.

Ignote le cause esatte relative ad un abbandono tanto precoce del progetto. Probabilmente Facebook non ha incontrato il successo auspicato nelle prime città ed ha preferito concentrare altrove le proprie risorse, oppure ha pensato a modalità differenti di monetizzazione ed ha voluto così uscire dalla porta principale per entrare da una laterale. Più probabilmente, secondo quanto emerso dagli analisti che hanno commentato a caldo l’annuncio, Facebook si è semplicemente trovata a fare i conti con un mercato senza barriere all’ingresso, estremamente concorrenziale e pertanto maturato verso margini di guadagno estremamente limitati.

La scelta potrebbe essere pertanto non un atto di sfiducia nei confronti del mercato dei coupon, quanto piuttosto la necessità di trovare ambiti più remunerativi. Per Groupon trattasi di una sicura vittoria poiché viene meno uno dei nomi più pericolosi per le proprie ambizioni, il che sembra confermare ancora una volta la teoria per cui, soprattutto online, il primo a percorrere una strada nuova sarà probabilmente il primo a raggiungere il traguardo in solitaria.

Facebook nella propria nota spiega di voler ancora dire la propria nel rapporto con le piccole attività locali, ma il tutto verrà sviluppato tramite altri strumenti: «abbiamo imparato molto dai nostri test e continueremo a valutare come meglio servire i business locali».

Fonte: Inside Facebook
Lug
30

Anche Mozilla lavora ad un suo sistema operativo
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realizzazione siti internetMozilla ha lanciato un nuovo progetto per la creazione di un sistema operativo per dispositivo mobile che eseguirà le applicazioni sul web, quantomeno per la maggior parte. Un gruppo di sviluppatori di Mozilla chiarisce che lo scopo del progetto è quello di riempire il vuoto che distingue le applicazioni native per i sistemi operativi mobili Android ed iOS da quelle sviluppate per essere integrate in un secondo momento.

 

In questo, è evidente che Mozilla voglia raggiungere lo stesso obbiettivo che persegue Google da quando Android è stato lanciato, ovvero fare in modo che il sistema operativo non fosse legato ad alcun proprietario ma fosse unione di software (certificati) opensource. Oggigiorno infatti, gli sviluppatori devono riscrivere le loro applicazioni per ogni sistema operativo al quale sono destinati. Ci sono stati diversi tentativi di costruire una tecnologia che consentisse agli sviluppatori di scrivere una applicazione una volta per sempre ed eseguirla su tutti i sistemi operativi di telefonia e dispositivi mobili in genere, ma nulla ha funzionato in maniera soddisfacente.
Con l’avvento di HTML 5, è stato chiaro che un numero sempre maggiore di applicazioni mobili potrà essere eseguito sul browser come se si trattasse di una applicazione nativa del sistema operativo. Eppure, nemmeno questo è stato sufficiente per lo scopo indicato. La presa in considerazione di HTML 5, anche se con risultati minori rispetto alle aspettative, ha avuto il pregio di mettere in luce come Mozilla non stia cercando di realizzare una nuova generazione di app che funzionino solo con Firefox, ma su tutto il web. Al momento, gli sviluppatori di Mozilla si aspettano che usando dei moduli di Android, il loro scopo potrebbe essere più a portata di mano. In particolare, il kernel Android ed alcuni driver sono perfetti come base alla quale aggiungere tutto il ventaglio di software necessario per realizzare questo innovativo sistema operativo.
I programmatori hanno inoltre chiarito che ogni avanzamento nel progetto sarà rilasciato in codice sorgente, così che chiunque possa contribuire anche con la costituzione di gruppi regolamentati ai quali assegnare sezioni da sviluppare. Il progetto al momento è in stato di embrione. Sebbene la piattaforma sia attualmente in grado di avviarsi, vi è moltissimo lavoro da fare.

In questo, è evidente che Mozilla voglia raggiungere lo stesso obbiettivo che persegue Google da quando Android è stato lanciato, ovvero fare in modo che il sistema operativo non fosse legato ad alcun proprietario ma fosse unione di software (certificati) opensource. Oggigiorno infatti, gli sviluppatori devono riscrivere le loro applicazioni per ogni sistema operativo al quale sono destinati. Ci sono stati diversi tentativi di costruire una tecnologia che consentisse agli sviluppatori di scrivere una applicazione una volta per sempre ed eseguirla su tutti i sistemi operativi di telefonia e dispositivi mobili in genere, ma nulla ha funzionato in maniera soddisfacente.

Con l’avvento di HTML 5, è stato chiaro che un numero sempre maggiore di applicazioni mobili potrà essere eseguito sul browser come se si trattasse di una applicazione nativa del sistema operativo. Eppure, nemmeno questo è stato sufficiente per lo scopo indicato. La presa in considerazione di HTML 5, anche se con risultati minori rispetto alle aspettative, ha avuto il pregio di mettere in luce come Mozilla non stia cercando di realizzare una nuova generazione di app che funzionino solo con Firefox, ma su tutto il web.

Al momento, gli sviluppatori di Mozilla si aspettano che usando dei moduli di Android, il loro scopo potrebbe essere più a portata di mano. In particolare, il kernel Android ed alcuni driver sono perfetti come base alla quale aggiungere tutto il ventaglio di software necessario per realizzare questo innovativo sistema operativo.

I programmatori hanno inoltre chiarito che ogni avanzamento nel progetto sarà rilasciato in codice sorgente, così che chiunque possa contribuire anche con la costituzione di gruppi regolamentati ai quali assegnare sezioni da sviluppare. Il progetto al momento è in stato di embrione. Sebbene la piattaforma sia attualmente in grado di avviarsi, vi è moltissimo lavoro da fare.

 

Lug
30

Chi usa IE ha un QI inferiore rispetto alla media
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AptiQuant, società con sede a Vancouver specializzata in test psicometrici, ha misurato gli effetti delle capacità cognitive sulla scelta del browser web. Gli utenti di Internet Explorer hanno totalizzato un punteggio inferiore alla media.

E’ il  browser con la più alta percentuale di mercato ed è considerato “il tallone di achille” di ogni sviluppatore. Ogni azienda IT coinvolta nello sviluppo web riconosce il fatto di dover sprecare ore nella costruzione di siti web per renderli funzionanti anche in Internet Explorer, a causa della sua mancanza di compatibilità con gli standard web. E l’uso continuo delle versioni precedenti alla release 9 vanifica (IE6 ?) qualsiasi sforzo.. Questa tendenza non solo rende più difficile il lavoro del web designer, rallenta anche l’innovazione.

Le “opinioni” di Aptiquant
Microsoft ha creato una cospirazione integrando a partire da Windows 95 Internet Explorer con Windows Explorer, e rendendo la sua rimozione complicato, se non impossibile. Negli anni successivi Microsoft ha speso milioni di dollari su Internet Explorer, con l’obiettivo di dominare il mercato dei browser. E ‘riuscito a guadagnare una quota enorme di mercato raggiungendo oltre il 95% per alcuni anni. Ma i browser aperti come Mozilla Firefox e Google Chrome hanno portato via una grossa fetta di torta di Microsoft. Questi browser non sono solo migliori come prestazioni rispetto a IE, ma offrono una migliore compatibilità con gli standard W3C.
Ci credete ?
AptiQuant è convinta che gli utenti Windows con un QI basso siano quelli maggiormente restii nell’accettare un browser diverso da Internet Explorer. Siamo scettici ..
Per approfondimento: I risultati del test (PDF)

AptiQuant, società specializzata in test psicometrici, ha misurato gli effetti delle capacità cognitive sulla scelta del browser web. Hanno proposto un test online a 100.000 persone tracciando i punteggi QI in base al browser con cui è stato fatto il test. E i risultati sono stati sorprendenti.

Provate a dare uno sguardo al grafico, gli utenti Internet Explorer hanno un punteggio QI inferiore rispetto agli utenti che utilizzano Chrome, Firefox, Opera o Safari. Il prossimo slogan dei competitori di Internet Explorer sarà : “Utilizzate il nostro Browser per migliorare il QI?”. Gli utenti che utilizzano Chrome, Firefox e Safari hanno un QI un pochino più alto rispetto alla media. E gli utenti di Camino, Opera e IE con Chrome Frame hanno livelli QI eccezionalmente alti.

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Perchè lo studio analizza Internet Explorer ?

E’ il  browser con la più alta percentuale di mercato ed è considerato “il tallone di achille” di ogni sviluppatore. Ogni azienda IT coinvolta nello sviluppo web riconosce il fatto di dover sprecare ore nella costruzione di siti web per renderli funzionanti anche in Internet Explorer, a causa della sua mancanza di compatibilità con gli standard web. E l’uso continuo delle versioni precedenti alla release 9 vanifica (IE6 ?) qualsiasi sforzo.. Questa tendenza non solo rende più difficile il lavoro del web designer, rallenta anche l’innovazione.


Le “opinioni” di Aptiquant
Microsoft ha creato una cospirazione integrando a partire da Windows 95 Internet Explorer con Windows Explorer, e rendendo la sua rimozione complicato, se non impossibile. Negli anni successivi Microsoft ha speso milioni di dollari su Internet Explorer, con l’obiettivo di dominare il mercato dei browser. E ‘riuscito a guadagnare una quota enorme di mercato raggiungendo oltre il 95% per alcuni anni. Ma i browser aperti come Mozilla Firefox e Google Chrome hanno portato via una grossa fetta di torta di Microsoft. Questi browser non sono solo migliori come prestazioni rispetto a IE, ma offrono una migliore compatibilità con gli standard W3C.

Ci credete ?
AptiQuant è convinta che gli utenti Windows con un QI basso siano quelli maggiormente restii nell’accettare un browser diverso da Internet Explorer. Siamo scettici.

Fonte: http://www.italiasw.com
Per approfondimento: I risultati del test (PDF)
http://www.aptiquant.com/IQ-Browser-AptiQuant-2011.pdf

 

Lug
30

Agcom: slitta a Novembre l'adozione della delibera
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Annunciata una moratoria di fatto che farà slittare l'adozione della famigerata delibera sulla tutela del diritto d'autore. Attesi i pareri della Commissione Europea e della WIPO. Calabrò si dice sicuro della sua solidità

Roma - Una moratoria di fatto, che farà slittare al prossimo novembre l'adozione della famigerata delibera 668/2010 sullo schema di regolamento voluto dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom) per la tutela online del diritto d'autore. Ad annunciarla è stato il presidente Corrado Calabrò, recentemente intervenuto per una nuova audizione presso le commissioni Trasporti e Comunicazioni del Senato.

"Il consiglio ha deciso venerdì di notificare il nostro schema alla Commissione Europea - ha spiegato Calabrò - che ha 90 giorni dalla notifica per farci pervenire le sue osservazioni. Vogliamo che il testo non sia nemmeno un centimetro oltre l'orizzonte comunitario. Non riteniamo che lo sia, ma vogliamo il vaglio della Commissione".

A questo punto, un testo che risulti definitivo non sarebbe mai pronto prima del prossimo novembre. Lo stesso Calabrò ha sottolineato come lo schema di regolamento sia stato inviato anche al World Intellectual Property Organization (WIPO), l'organizzazione con base a Ginevra per la tutela della proprietà intellettuale. L'obiettivo dichiarato da Agcom è chiaro: ottenere un parere "di respiro internazionale".

Calabrò pare comunque sicuro della validità dell'attuale testo della delibera: "La nostra proposta ha una base giuridica solida e fondata. Tuttavia abbiamo adottato uno schema iper-garantista e blando, proprio perchè c'è un tale intreccio di diritti e libertà. Volevamo eliminare ogni minimo dubbio sull'essere gli sceriffi del web".

Alla moratoria annunciata da Agcom hanno  con parziale sollievo i radicali di Agorà Digitale, che hanno tuttavia invitato esperti ed associazioni a continuare con le mobilitazioni. Rimarrebbero dunque forti dubbi sui riferimenti normativi fatti dall'Autorità, a partire dal decreto Romani che riguarderebbe solo i media audiovisivi e non l'intero diritto d'autore.

"L'Autorità non può autoattribuirsi poteri di censura di contenuti. Si deve fermare, mettere in moratoria il regolamento e lasciare che della riforma del sistema del diritto d'autore si occupi il Parlamento", ha sottolineato la Segreteria di Agorà Digitale. Al presidente di Agcom è stato recapitato un corposo volume contenente circa 20mila messaggi contro la censura sul web.

Mauro Vecchio
Fonte: PuntoInformatico 

Lug
09

L'ammazza-Internet è ancora un rischio
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di G. Scorza - Il comunicato stampa rassicurante non basta. Il bicchiere è mezzo vuoto: ci sono troppi rischi e troppi errori nella delibera Agcom per dormire sonni tranquilli

IN EVIDENZAIl procedimento di rimozione selettiva dei contenuti disciplinato dalle nuove norme, infatti, resta sostanzialmente analogo a quello originariamente propostoegualmente ambiguo e, inesorabilmente, niente affatto rispettoso delle prerogative dell'Autorità Giudiziaria e del diritto alla difesa degli utenti......
a seguito del ricevimento di una segnalazione di sospetta violazione dei diritti d'autore, l'Autorità ... entro 48 ore .... potrà ordinare al gestore del sito e/o al fornitore del servizio media audiovisivo la rimozione del contenuto tanto che quest'ultimo sia stabilito in Italia che all'estero. Accadrà così che centinaia di migliaia di contenuti....verranno rimossi dallo spazio pubblico telematico senza che questi ultimi ne abbiano notizia né siano posti nella condizione di difendersi. Si tratta di una previsione a dir poco anti-costituzionale perché in aperta violazione, con un colpo solo, degli articoli 21 (libertà di manifestazione del pensiero), 24 (diritto alla difesa) e 111 (diritto ad un giusto processo). 

Roma - Dopo mesi di annunci, smentite, polemiche, autorevoli e comunicati stampa, questa mattina, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha, finalmente - non perché se ne avvertisse il bisogno ma perché ciò varrà almeno a consentire un confronto più obiettivo e meno emotivo - pubblicato la delibera contenente lo schema di Regolamento relativo alla disciplina del diritto d'autore nelle reti di comunicazione elettronica.

Il testo diverrà ora oggetto di una consultazione pubblica che si snoderà lungo i due mesi estivi per concludersi al rientro dalle vacanze dei più, ovvero trascorsi 60 giorni dalla pubblicazione della delibera in Gazzetta Ufficiale che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.Lo schema di regolamento, sfortunatamente, contiene più conferme delle paure e perplessità manifestate alla vigilia dell'approvazione che non delle illusioni e speranze create con la diffusione del comunicato stampa AGCOM dello scorso 6 luglio.
L'Autorità, infatti, manifesta l'intenzione di compiere taluni importanti pentimenti operosi dei quale le va dato atto ma, ad un tempo, continua a mostrarsi convinta di essere deus ex machina della complessa materia della circolazione dei contenuti - tutti - nello spazio pubblico telematico. Il primo giudizio di sintesi sullo schema di Regolamento approvato dall'Autorità non può, pertanto, che essere severo e negativo.
L'iniziativa regolamentare dell'AGCOM, nei termini attuali, resta illegittima ed inopportuna sotto una pluralità di differenti profili sui quali, nei prossimi giorni, sarà necessario tornare ad occuparsi con maggiore attenzione. Vale comunque la pena evidenziare, sin d'ora, taluni macroscopici profili che rendono inaccettabile l'iniziativa regolatoria dell'Autorità.
Già il titolo del regolamento - "REGOLAMENTO IN MATERIA DI TUTELA DEL DIRITTO D'AUTORE SULLE RETI DI COMUNICAZIONE ELETTRONICA" - evidenzia l'intenzione dell'Autorità di dettare le regole di un fenomeno - quello della circolazione in Rete di ogni genere di contenuto - assai più ampio rispetto a quello che le competerebbe normare. Il potere regolamentare, ovvero quello di dettare nuove norme e non già semplicemente applicare quelle preesistenti in materia di diritto d'autore, deriva all'Autorità dall'attuale art. 32 bis del testo unico sui servizi media audiovisivi, così modificato dal famigerato cosiddetto Decreto Romani.
L'Autorità, pertanto, può dettare esclusivamente nuove regole in relazione alla tutela dei diritti d'autore nell'esercizio dell'attività di fornitura di servizi media audiovisivi. L'AGCOM, tuttavia, si è, evidentemente, lasciata prendere la mano o, meglio ancora, tirare per la giacchetta dai titolari dei diritti su una serie di contenuti diversi da quelli audiovisivi e, con lo schema di Regolamento appena pubblicato, annuncia l'intenzione di dettare le regole relative ad ogni questione attinente al diritto d'autore in Rete. Ciò significa che, almeno secondo l'Autorità, le nuove norme dovrebbero trovare applicazione non già solo nei confronti dei fornitori dei servizi media audiovisivi e con riferimento ai contenuti audiovisivi, ma bensì in relazione ad ogni genere di gestore di ogni tipo di sito internet ed in relazione a qualsivoglia tipologia di contenuto, giornali inclusi.
Si tratta di un approccio dettato da una pericolosa forma di mania di onnipotenza che rende la nuova disciplina palesemente illegittima. L'obiettivo perseguito dall'Autorità abusando dei propri poteri regolamentari è sin troppo evidente: AGCOM, volendo assecondare le pressioni degli editori dei giornali di carta e dell'industria cinematografica e televisiva, intende dettare regole applicabili anche nei confronti dei grandi intermediari della comunicazione e dei servizi erogati dai cosiddetti over the top. Il nuovo Regolamento, infatti, contrariamente a quanto accadrebbe se AGCOM rispettasse i limiti dei poteri regolamentari attribuitile, minaccia di essere applicabile anche a servizi come YouTube e Google News benché non si tratti, con ogni evidenza, di servizi media audiovisivi e Google non possa, conseguentemente, essere qualificato quale fornitore di servizi media audiovisivi.
È un risultato perseguito attraverso due minuscole definizioni furbescamente introdotte nello schema di regolamento. La prima è quella di "gestore del sito internet", definito come il soggetto che sulla rete Internet presiede alla gestione di contenuti, anche caricati da terzi, e all'organizzazione dei medesimi anche attraverso un loro sfruttamento economico; e la seconda quella di "contenuto", definito come ogni contenuto sonoro, audiovisivo, giornalistico ed editoriale coperto da copyright diffuso su reti di comunicazione elettronica.
Un pugno di caratteri ed il gioco è fatto: norme destinate ad applicarsi solo alle nuove TV finiscono con l'essere applicate alla circolazione di ogni genere di contenuto - da chiunque e comune intermediato - nello spazio pubblico telematico. Siamo di fronte ad un autentico colpo di mano di un'Autorità sempre meno indipendente e, evidentemente, sempre più controllata da pochi, anzi pochissimi, comparti industriali.
Ma andiamo avanti.
Nel comunicato stampa del 6 luglio, il Presidente dell'Autorità, Corrado Calabrò, aveva riferito: "Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria". Delle due l'una: o il Presidente non aveva ancora letto il provvedimento benché già approvato o si è trattato di un estremo tentativo di dissimulare le reali intenzioni della sua Autorità.
Il procedimento di rimozione selettiva dei contenuti disciplinato dalle nuove norme, infatti, resta sostanzialmente analogo a quello originariamente proposto, egualmente ambiguo e, inesorabilmente, niente affatto rispettoso delle prerogative dell'Autorità Giudiziaria e del diritto alla difesa degli utenti. Ecco perché.
Le nuove regole continuano a prevedere che a seguito del ricevimento di una segnalazione di sospetta violazione dei diritti d'autore, l'Autorità avvii un procedimento ed inviti """il gestore del sito o il fornitore del servizio media" - in nessun caso il singolo utente uploader del contenuto - a difendersi attraverso una memoria da inviarsi a mezzo posta elettronica certificata (ndA: chi ce l'ha e la usa davvero batta un colpo!) entro 48 ore (ndA: si direbbe neppure lavorative!). Trascorso tale ridicolo intervallo di tempo, la competente Direzione dell'Autorità potrà ordinare al gestore del sito e/o al fornitore del servizio media audiovisivo la rimozione del contenuto tanto che quest'ultimo sia stabilito in Italia che all'estero.
Accadrà così che centinaia di migliaia di contenuti - video, post e podcast - di cittadini ed utenti verranno rimossi dallo spazio pubblico telematico senza che questi ultimi ne abbiano notizia né siano posti nella condizione di difendersi. Si tratta di una previsione a dir poco anti-costituzionale perché in aperta violazione, con un colpo solo, degli articoli 21 (libertà di manifestazione del pensiero), 24 (diritto alla difesa) e 111 (diritto ad un giusto processo).
Siamo dinanzi ad un autentico golpe istituzionale per effetto del quale un'Autorità amministrativa pretende di spogliare i cittadini di diritti e libertà fondamentali loro riconosciuti dalla Carta Costituzionale. I perversi ideatori di questo procedimento andrebbero probabilmente processati per attentato alla costituzione (lo scrivo in senso atecnico) o, più semplicemente, occorrerebbe augurare loro che, se in affitto, venissero sfrattati dalla propria abitazione all'esito di un procedimento celebrato in 48 ore davanti ad un'Autorità amministrativa formata dai rappresentanti dei proprietari degli immobili e senza neppure essere informati della pendenza del procedimento medesimo.
Quanto al rispetto delle prerogative e del ruolo dell'Autorità giudiziaria vanamente evocato dal Presidente Calabrò nel proprio comunicato stampa, esso si esaurisce nella possibilità per il gestore del sito Internet o per il fornitore del servizio media audiovisivo - ancora una volta in nessun caso l'utente uploader - di adire, nel corso del procedimento (ndA: e, quindi, in un pugno di ore!) l'Autorità Giudiziaria ordinaria. Solo in tal caso l'Autorità rinuncerebbe all'esercizio dei propri poteri.
Come si fa seriamente ad ipotizzare che il gestore di un sito, in 48 ore, si determini, a tutela di uno dei milioni di contenuti pubblicati da uno dei milioni di propri utenti, a farsi carico - e a trovare il tempo - degli oneri e delle spese necessari a deferire la questione della legittimità della pubblicazione di un contenuto che non gli appartiene all'Autorità Giudiziaria, imbarcandosi così in un giudizio lungo una decina di anni? Si tratta, forse, di uno dei passaggi più ipocriti dell'intera delibera: siamo di fronte ad un'autentica presa in giro istituzionale!
Il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, tuttavia, raggiunge il minimo storico in relazione alla disciplina dell'ipotesi nella quale un gestore di un sito non ottemperi al provvedimento adottato dall'Autorità all'esito del descritto procedimento sommario. In questo caso, l'Autorità potrà irrogare a tale soggetto una sanzione sino a 250mila euro per non aver rimosso un video di due minuti dalla propria piattaforma o un post dal proprio blog. È uno straordinario esempio di proporzionalità e di giusto processo. Un caso unico - e per fortuna - nel nostro Paese di sanzione tanto severa irrogata all'esito di un procedimento sommario e senza alcuna garanzia di difesa.
L'espressione "illegittimità costituzionale" non rende giustizia all'iniquità della previsione che l'Autorità vorrebbe introdurre nel nostro ordinamento. L'unica concessione, si è detto, che l'Autorità sembra intenzionata a fare agli utenti della Rete è il riconoscimento del principio del cosiddetto fair use. Gli utilizzi di opere dell'ingegno altrui a scopo non commerciale, e non in concorrenza con l'uso commerciale delle opere stesse da parte degli aventi diritto, non dovrebbero costituire una violazione dei diritti d'autore.
In linea di principio si tratta - occorre darne atto agli uomini del Presidente Calabrò - di un fatto non di poco conto e da salutare con favore. A ben vedere, tuttavia, anche sotto tale profilo l'AGCOM concede a parole molto di più di quanto non riconosca effettivamente a sfogliare le norme contenute nel Regolamento.
La verifica circa la sussistenza di un'ipotesi di fair use, infatti, è rimessa in prima battuta agli stessi titolari dei diritti (art. 6, comma 1) ed in seconda battuta alla competente Direzione dell'Autorità (art. 9, comma 3) che anziché valutarla alla stregua della giurisprudenza sembra chiamata a farlo sulla base di parametri autonomamente individuati dalla medesima AGCOM all'art. 10 del Regolamento. Tutto, in altro parole, sembra confermare la convinzione dell'Autorità di poter scrivere un codice speciale - di merito e rito - per questo genere di procedimenti ed essere preordinato a confinare le ipotesi di fair use a reali e rarissime eccezioni.
Difficile esprimere un giudizio positivo sulle regole oggi presentate dall'Autorità. Guai, tuttavia, a non riconoscere che l'AGCOM ha avuto - e gliene va dato atto - almeno il coraggio di aprirsi al confronto ed al dibattito e, quindi, è ora necessario che tutti gli stakeholder e gli utenti interessati partecipino alla consultazione pubblica e rappresentino all'Autorità le proprie posizioni anche critiche, riservando a settembre ogni ulteriore e diversa reazione.
È, ritengo lo si debba credere davvero, ancora il tempo del dialogo e del confronto. Staremo a vedere se l'AGCOM saprà meritarsi un'ulteriore apertura di credito.
Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
Il testo diverrà ora oggetto di una consultazione pubblica che si snoderà lungo i due mesi estivi per concludersi al rientro dalle vacanze dei più, ovvero trascorsi 60 giorni dalla pubblicazione della delibera in Gazzetta Ufficiale che dovrebbe avvenire nei prossimi giorni.Lo schema di regolamento, sfortunatamente, contiene più conferme delle paure e perplessità manifestate alla vigilia dell'approvazione che non delle illusioni e speranze create con la diffusione del comunicato stampa AGCOM dello scorso 6 luglio.
Lug
08

AGCOM approva comunque la delibera 668/2010
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AGCOM e la diplomazia del diritto d'autore
Approvate le misure previste dalla delibera 668/2010. Nessuna inibizione dell'accesso a siti operativi all'estero. Timidi applausi per l'introduzione di una sorta di fair use anglosassone. Ma cosa succederà a piattaforme come YouTube?

realizzazione siti internetNessuna inibizione dell'accesso a siti operativi all'estero. Timidi applausi per l'introduzione di una sorta di fair use anglosassone. Ma cosa succederà a piattaforme come YouTube?

Roma - Sette voti a favore, uno contrario, un solo astenuto. Così si è espresso il Consiglio dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), che ha dunque approvato il tanto discusso "schema di regolamento in materia di tutela del diritto d'autore sulle reti di comunicazione elettronica".

"Abbiamo messo a punto un testo attentamente riconsiderato, dal quale sono state eliminate ambiguità e possibili criticità - ha spiegato il presidente Corrado Calabrò - fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui limiti dei provvedimenti dell'Autorità e sul rapporto tra l'intervento amministrativo e i preminenti poteri dell'Autorità giudiziaria".

Due le parti in cui è stato diviso il provvedimento contenuto nella delibera 668/2010. Una prima relativa alle varie misure da sviluppare per favorire l'offerta legale e la promozione effettiva dell'accesso ai contenuti da parte degli utenti. Una serie di obiettivi da perseguire attraverso un tavolo tecnico composto da rappresentanti di categoria e associazioni di consumatori e utenti.

Tra questi stessi obiettivi, l'elaborazione di codici di condotta dei gestori dei siti e dei fornitori di servizi di media audiovisivi e radiofonici. O la realizzazione di campagne di educazione alla legalità nella fruizione dei contenuti; insieme ad un osservatorio per monitorare i miglioramenti della qualità e le riduzioni dei prezzi dell'offerta legale.

La seconda parte del provvedimento riguarda poi le misure maggiormente legate all'enforcement della tutela del diritto d'autore. Entro 4 giorni, il gestore di un sito web può decidere di rimuovere un determinato contenuto illecito - modello notice & takedown - qualora lo si riconduca effettivamente ad un determinato soggetto segnalante.

Qualora l'esito della suddetta procedura "non risulti soddisfacente per una delle parti", ci si potrà rivolgere all'Autorità, in vista di un trasparente contraddittorio della durata di giorni 10. Nei successivi 20 giorni (prorogabili di altri 15) si potrà dunque impartire un ordine di rimozione selettiva - o eventuale ripristino - dei contenuti illeciti.

Questa stessa procedura - che sarà alternativa e non sostitutiva dell'Autorità giudiziaria - non riguarderà i siti non aventi finalità commerciali, votati all'uso didattico o scientifico oppure nell'esercizio del diritto di cronaca, commento, critica. Non ci sarà poi alcuna misura d'inibizione dell'accesso ai vari siti Internet.

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